Rete Radiè Resch – Cagliari

Associazione di solidarietà internazionale

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    Non è volontà di Dio che alcuni possiedano tutto e altri possiedano niente. È volontà di Dio che tutti i suoi figli siano felici. C’è un ateismo più vicino e più pericoloso per la nostra Chiesa: l’ateismo del capitalismo nel momento in cui i beni materiali si erigono a idoli e sostituiscono Dio.
    OSCAR ARNULFO ROMERO

    A voi desidero ripetere quanto ho scritto in Evangelii gaudium: "No, a un'economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa" (n. 53). Questo è il frutto della legge di competitività per cui il più forte ha la meglio sul più debole. Attenzione: qui non siamo di fronte solo alla logica dello sfruttamento, ma a quella dello scarto; infatti "gli esclusi non sono solo esclusi o sfruttati, ma rifiuti, sono avanzi" (ibid., 53).
    PAPA FRANCESCO, Video-Messaggio LE IDEE DI EXPO 2015 - VERSO LA CARTA DI MILANO, 7 febbraio 2015

    Resta un'esperienza di eccezionale valore l'aver imparato a guardare gli eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola dei sofferenti.
    DIETRICH BONHOEFFER

    Operai, lasciate le fabbriche d’armi!/ tutti insieme in un solo giorno,/ queste fucine di morte…/E scendete nelle piazze, tutti gli operai,/ a un ordine da voi convenuto. E andate sotto le “Case bianche”,/ di tutte le capitali/ e urlate tutti insieme, operai d’ogni specie,/ questa sola parola: non vogliamo/ più armi, non facciamo più armi!
    DAVID MARIA TUROLDO

    Dobbiamo farci carico della pace, dobbiamo fare della pace non solo l'invocazione d'occasione ma un progetto che sia abbattimento di tutte le barriere.
    ...nella nostra intrasigenza contro la follia della sicurezza armata noi siamo i deputati di tutta la storia geologica, biologica e culturale del pianeta e di tutte le generazioni future, la cui esistenza è legata alla conservazione delle risorse vitali. Quando gridiamo nelle piazze e altrove il nostro no alle armi, non siamo i servi di nessuno, siamo semplicemente i portavoce del genere umano del passato, del presente e del futuro e, al di là del genere umano, della tenue fascia vitale che avvolge la terra e che oggi viene lacerata e distrutta dai laser della follia.
    ERNESTO BALDUCCI

    Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.
    LORENZO MILANI, Lettera ai cappellani militari

    Come le persone che ripetono instancabilmente di essere troppo buone sono quelle da cui ci si deve attendere, all'occasione, la più fredda e tranquilla crudeltà, analogamente, quando un gruppo umano si crede portatore di civiltà, questa stessa credenza lo farà soccombere, alla prima occasione che potrà presentarglisi, ad agire da barbaro. A questo riguardo nulla è più pericoloso della fede in una razza, in una nazione, in una classe sociale, in un partito. Oggi non possiamo avere nei confronti del progresso quella fiducia ingenua che hanno avuto i nostri padri e i nostri nonni; ma alla barbarie che insanguina il mondo noi tutti cerchiamo cause esterne agli ambienti in cui viviamo, nei gruppi umani che ci sono stranieri o che riteniamo tali. Vorrei proporre di considerare la barbarie come un carattere permanente e universale della natura umana...Proporrei volentieri questo postulato: si è sempre barbari verso i deboli.
    SIMONE WEIL

    Portare avanti la lotta contro la miseria cercando di sradicarne le cause.
    ABBE PIERRE

    La mia nozione di democrazia è che sotto di essa il più debole debba avere le stesse opportunità del più forte. Questo non può mai realizzarsi che attraverso la nonviolenza.
    MAHATMA GANDHI

    Nella prospettiva nonviolenta il soddisfacimento del maggior numero di bisogni materiali non sarà più lo scopo della vita, che sarà al contrario la limitazione di tali bisogni, compatibilmente con un minimo di benessere. Non dovremo più preoccuparci di ottenere quello che possiamo, ma rifiuteremo di prendere quello che non tutti possono avere
    MAHATMA GANDHI, Teoria e pratica della nonviolenza…

    ...ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica, Sortirne da soli è l'avarizia.
    LORENZO MILANI - Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa

    Caro Nenni, (...) tu vedi quanto siamo caduti in basso: la politica ridotta a puro gioco di potere; rissa e soltanto rssa tra i partiti, e dentro i partiti; dove sono gli ideali che ispirarono la rinascita dopo la caduta del fascismo?
    NORBERTO BOBBIO, Lettera a Nenni, Torino, 28.10.'79

    Il problema della fame nel mondo può essere risolto solo se quanti sono riforniti di cibo cessano di vederlo come una loro proprietà inalienabile. L'alimento deve esser riconosciuto come dono ricevuto, di cui si deve ringraziare e a cui gli altri hanno diritto. La penuria è un problema morale e sociale, non soltanto un problema economico.
    Penso [...] che la carità sia impossibile senza la giustizia e che la giustizia si deformi senza la carità.
    EMMAUEL LEVINAS

    Forse l'Occidente non sparirà per l'inarrestabilità dei processi migratori contro cui tutti urlano, e neppure per la minaccia terroristica che tutti temono, ma per non aver dato senso e identità, e quindi per aver sprecato le proprie giovani generazioni.
    UMBERTO GALIMBERTI, L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani

    In fondo, tra i campi di sterminio nazisti e il Somalo bruciato vivo in una strada di Roma esiste una enorme differenza quantitativa - perché il primo delitto utilizza un apparato industriale - ma non qualitativa. Uguale è il crimine contro l'umanità e, dal nostro punto di vista, contro la psiche: perché al suo naturale interesse per la diversità non si risponde cercando di conoscerla ma cercando di distruggerla. E, rifiutandolo al di fuori, ci si vieta la possibilità di conoscere l'altro anche in noi stessi.
    LUIGI ZOJA, Coltivare l 'anima

    Per ogni uomo, parlare la propria lingua non significa soltanto che ognuno utilizza la sua grammatica o esprime il suo sentire nei confronti del mondo. Significa anche che ciascun uomo deve essere considerato una sorgente unica di autocomprensione. Lo spazio vitale per il dialogo e l'incontro umano sta esattamente fra la mera soggettività e la pura oggettività. L'uomo è uomo nell'incontro.
    RAIMON PANIKKAR, L'incontro indispensabile: dialogo delle religioni

La solidarietà non è reato – CIRCOLARE NAZIONALE GENNAIO 2018 – RETE di MILANO

Scritto da: radie.ca il 10 Gennaio 2018

CIRCOLARE NAZIONALE GENNAIO 2018 – RETE di MILANO

La solidarietà non è reato

Care amiche, cari amici,

il cammino della Rete Radié Resch dopo l’ultimo Convegno (2016) è stato incentrato su un lavoro di riflessione su “ quale Rete, quale solidarietà ”. La solidarietà è la ragion d’essere della Rete, il suo carattere fondante. Da 54 anni la Rete pratica la solidarietà, ma nello stesso tempo ha continuato a interrogarsi su cosa significa, nel mutare del tempo, essere solidali con i poveri: ascoltando la loro domanda di giustizia, cercando le cause che producono impoverimento, cooperando con gli operatori di giustizia. Ma proprio nel corso del 2017 si è sviluppato un processo che ci ha colti di sorpresa: la solidarietà ha subìto una imprevista mutazione di significato presso l’opinione pubblica, da valore positivo si è trasformata in concetto negativo. Questa mutazione è diventata evidente l’estate scorsa con la campagna di denigrazione delle Ong che operavano i salvataggi in mare dei migranti, prima attraverso una campagna di disinformazione a mezzo stampa, poi con iniziative di alcune Procure, infine con la normativa del governo che imponeva alle Ong vincoli non previsti dal diritto internazionale e dai codici di navigazione. Passo dopo passo, incredibilmente, è stata configurata una inedita fattispecie di reato, che è definito “reato di solidarietà”.

C’è stato in Italia un tempo in cui compiere atti di solidarietà verso una persona in pericolo veniva sanzionato con l’arresto o la deportazione o la fucilazione: dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, i tragici venti mesi dell’occupazione nazista e della Repubblica di Salò. Chi in quella metaforica notte tenne acceso fiammelle di speranza e salvò l’idea stessa di umanità? Quelli che, ascoltando la propria coscienza, scelsero di resistere, perché istintivamente o lucidamente compresero che l’autentico modo di salvare se stessi è di avere a cuore la salvezza degli altri. Perché, se resistere, disobbedendo alla legge dei nazi-fascisti, avesse pure avuto come conseguenza la perdita della vita, sarebbe però stata salva la propria umanità, il senso stesso del vivere. L’essenza della Resistenza è stato scegliere di restare umani in un mare di disumanità, di aprirsi all’altro che era nel bisogno e domandava aiuto, che era braccato e cercava una via di scampo. Fu una scelta di disobbedienza contro le leggi disumane dei nazi-fascisti, fu scoprire che scegliere di stare dalla parte dell’umanità offesa, negata, era liberante anche per la propria dimensione esistenziale.

I “padri costituenti” che lavorarono alla redazione della nostra Costituzione tradussero la drammatica esperienza della scelta resistenziale nell’Art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Nessun’altra Costituzione ha un pronunciamento così forte sulla solidarietà. Se qualcuno, fino al 2016, avesse cercato nella nostra letteratura giuridico – penale il tema della solidarietà, vi avrebbe trovato il “reato di omessa solidarietà” (omissione di soccorso di minore o incapace o di persona in pericolo). Nel corso del 2017 invece vi ha fatto irruzione il “reato di solidarietà”, che potrebbe anche essere denominato “reato di umanità”.

La smagliatura giurisprudenziale a livello europeo è stata provocata da una Direttiva del Consiglio Europeo del 2002, n. 90: in essa si configurava come reato il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegale di migranti, anche in assenza di profitto economico. La Direttiva invitava gli Stati dell’Unione a criminalizzare persone e organizzazioni che assistono i migranti illegali. È evidente che in Italia non potrà mai essere introdotto il “reato di solidarietà”, considerando l’art. 2 della Costituzione; ma anche in Italia nell’ultimo anno e mezzo sta avanzando una normativa che permette il perseguimento di comportamenti solidali nei confronti di migranti o di persone svantaggiate. Le misure che hanno colpito militanti solidali con i migranti non fanno che confermare e alimentare il sentire xenofobo e razzista che serpeggia in strati della popolazione e che deborda in manifestazioni deprecabili di chiusura e rifiuto.

La Commissione Europea persiste in questo indirizzo, tanto che il 2 marzo 2017 ha emanato una “Raccomandazione” agli Stati in cui auspicava, entro dicembre, il rimpatrio forzoso di un milione di migranti irregolari. E l’Italia il 12 aprile ha adottato misure in attuazione della “Raccomandazione” europea per rendere più efficiente il sistema dei rimpatri forzosi, anche abolendo il secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno presentato ricorso contro il diniego.

Per contrastare tale tendenza si è svolta a Milano il 20 maggio 2017 una grande manifestazione, a seguito della quale è stata lanciata la “Carta di Milano”, sottoscritta da personalità dell’informazione, dell’arte, delle istituzioni: “Ci impegniamo a tutelare la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana. Gli atti di solidarietà non costituiscono reato e le organizzazioni umanitarie, così come i singoli attivisti, non possono essere messi sotto accusa per averli compiuti”.

Il Tribunale Permanente dei Popoli, che si sta occupando dei “Diritti di migranti e rifugiati”, nella sessione di Palermo del 18 – 20 dicembre 2017 ha valutato che “le politiche dell’Unione Europea sulle migrazioni e l’asilo, a partire dalle intese e dagli accordi stipulati tra gli Stati dell’Unione Europea e i Paesi terzi, costituiscono una negazione dei diritti fondamentali delle persone e del popolo migrante, mortificandone la dignità definendoli “clandestini” e “illegali” e ritenendo “illegali” le attività di soccorso e di assistenza in mare”.

Si comprende dunque l’importanza che il prossimo Convegno approfondisca questa complessa e decisiva questione, dichiarata già nel titolo del Convegno:

La solidarietà non è reato. Re-si-stiamo umani”.

Restiamo umani” era l’accorato grido che Vittorio Arrigoni lanciava ogni giorno – a conclusione dei suoi articoli o dei suoi collegamenti telefonici – dalla Striscia di Gaza investita dalla sanguinosa offensiva israeliana “Piombo fuso” nel gennaio del 2009. Ma “restare umani” – come già nei tragici venti mesi del 1943/45 – può comportare il “resistere”, scelte di resistenza, cioè di disobbedienza alla legge in vigore per non accettare una spirale di disumanizzazione. “Re-si-stiamo umani”.

La Rete è sempre stata e non può che stare dalla parte di chi mette in atto comportamenti di umanità verso chi è in pericolo, è minacciato ed offeso nella sua dignità di persona. La Rete è solidale con chi resiste nel Sud del mondo (“là”) e nelle nostre società (“qui”), affinché i diritti di libertà, di dignità e di uguaglianza trovino attuazione nella vita concreta di tutti. La Rete non può rassegnarsi alla disumanizzazione della convivenza civile, veicolata anzitutto dalla de-umanizzazione dell’altro, dello straniero, del diverso, dell’emarginato, premessa a tempeste di violenza di proporzioni immani.

Sulla soglia del nuovo anno rinnoviamo l’impegno a “restare umani”, senza smarrire la speranza.

Un augurante abbraccio, da Ercole con gli amici della rete di Milano.